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Donazione e trapianto

1. Quali sono le misure di prevenzione adottate in caso di donazione di organi post-mortem?

Su tutti i potenziali donatori di organi è richiesta l'esecuzione del test per la ricerca del SARS-CoV-2 nelle 72 ore precedenti il prelievo.

Di norma, i test si eseguono sulle secrezioni respiratorie da BAL (lavaggio bronco-aspirato) o da broncoaspirato. 

2. Qual è l'iter previsto per i donatori di organi da vivente?

Anche in questo caso, 72 ore prima del prelievo si esegue un test per la ricerca di SARS‐CoV‐2, sulle secrezioni respiratorie prelevate da tampone molecolare rinofaringeo.

Se il donatore risulta negativo si può procedere con il prelievo; al contrario, bisognerà aspettare 7 giorni a partire dalla guarigione documentata (test molecolare/antigenico) o dalla scomparsa dei sintomi per la donazione

Anche in caso di contatto stretto del donatore con un soggetto positivo al Covid-19, bisognerà aspettare 7 giorni e ottenere un test negativo da eseguirsi entro le 24-48 ore dal prelievo.

3. Cosa avviene se un potenziale donatore di organi post-mortem risultasse positivo al SARS-CoV-2?

Il nostro Paese è stato il primo al mondo ad utilizzare organi provenienti da donatori positivi al coronavirus e deceduti per altre cause; il protocollo messo a punto dal CNT ha consentito di eseguire i trapianti in totale sicurezza e non ci sono stati documentati casi di trasmissione del virus ai riceventi. Le indicazioni del Centro, inizialmente limitate ai soli organi salva vita come cuore e fegato, si sono poi estese ai reni (mentre i polmoni restano per ora esclusi dalla procedura).

Prima di dare il via libera all'intervento è necessario acquisire sempre un apposito consenso informato del ricevente.

In generale, gli organi di un donatore SARS-CoV-2 possono essere offerti a specifiche tipologie di pazienti, quali: a) riceventi positivi al Coronavirus asintomatici o paucisintomatici; b) anamnesi positiva per pregresso Covid-19; vaccinati con almeno 3 dosi di vaccino e con documentata risposta anticorpale.

In caso di trapianto di rene, gli organi di donatori positivi al SARS-CoV-2 possono essere offerti anche ai pazienti in urgenza nazionale e regionale; a chi è stato inserito nel programma nazionale iperimmuni; a chi si trova per lungo tempo in lista di attesa oppure al paziente che, date le sue condizioni immunologiche, potrebbe restare a lungo in attesa dell'organo.

Si ricorda che il Cnt ha avviato un monitoraggio dell'esito dei trapianti di organi da donatore positivo al Coronavirus.

4. Se il paziente in lista di attesa dovesse risultare positivo al Coronavirus?

In caso di infezione asintomatica o paucisintomatica non è prevista la sospensione dalla lista di attesa; tale misura è invece indicata nei casi di pazienti sintomatici per i quali bisognerà attendere 7 giorni dalla guarigione virologica o dalla scomparsa dei sintomi per poter essere riammessi in lista.

5. Quali sono le misure previste per i donatori di tessuti post mortem e viventi?

In caso di donatore asintomatico, con anamnesi negativa per SARS-CoV-2 e in assenza di contatti stretti con persone positive al Coronavirus si procede alla donazione senza eseguire alcun test specifico.

In caso di donatore positivo, o con sintomi sospetti per presenza dell’infezione, o con anamnesi positiva per recente contatto a rischio, si può procedere alla donazione solo dopo 7 giorni dalla guarigione virologica documentata (test molecolare o antigenico negativo), o dalla scomparsa dei sintomi, o trascorsi 7 giorni dal contatto, con tampone rino-faringeo molecolare o antigenico, con lettura strumentale negativa alla ricerca di SARS‐CoV‐2 al momento della donazione (effettuato nelle 24, massimo entro 48 ore precedenti il prelievo) e con risultato disponibile prima della distribuzione dei tessuti.

Nell’impossibilità di rispettare gli intervalli di tempo indicati, il donatore deceduto è considerato non idoneo al prelievo mentre per il donatore vivente è richiesto il posticipo dell’intervento.

6. Quali sono i test per chi dona le cellule staminali emopoietiche?

Al donatore familiare e a quello non consanguineo, se asintomatico, non è richiesto alcun test specifico per la ricerca del SARS-CoV-2; questa misura si applica in caso di donazione da sangue periferico e di linfociti.

Per la donazione da midollo osseo, dato il ricovero ospedaliero, si rimanda alle indicazioni previste dalla stessa struttura ospedaliera presso cui si esegue il prelievo.

Per la donazione del sangue cordonale non sono attive misure specifiche.

7. Quali le misure adottate per il donatore di gameti?

In caso di donatore nazionale, si raccomanda ai centri di eseguire una valutazione anamnestica specifica (da riportare nella cartella clinica). Un iter simile è richiesto in caso di importazione di gameti dall’estero.

8. Ci sono indicazioni specifiche per le coppie che si sottopongono a trattamenti di procreazione medicalmente assistita?

No, sia nei casi di procedure effettuate con utilizzo di gameti da donazione che in quelle con gameti della coppia, salvo manifestazioni evidenti di sintomatologia in atto, compatibili con infezione da SARS-CoV-2.

Fonte:

Centro Nazionale Trapianti


Data di ultimo aggiornamento: 20 settembre 2023


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