I criteri distintivi tra stato vegetativo persistente e morte encefalica
I criteri distintivi tra stato vegetativo persistente e morte encefalica
05/09/2008
In relazione al tema della morte cerebrale e, in particolare, all'analogia tra l'irreversibilità dello stato vegetativo persistente e la condizione di morte encefalica, intorno al quale, grazie a diversi interventi e articoli su vari organi di stampa, tra cui l'Osservatore Romano, si sta sviluppando in questi giorni, un confronto tra distinte posizioni; si riportano di seguito i criteri essenziali che per la comunità scientifica fondano la assoluta differenza e distinzione tra la condizione di stato vegetativo persistente e quella di morte encefalica.
Le principali diversità tra queste due condizioni sono:
- nello stato vegetativo persistente le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall'elettroencefalogramma, mentre nella morte encefalica le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l'encefalogramma risulta piatto;
- la diversa condizione biologica ha precisi riscontri sul piano clinico:
nello stato vegetativo persistente il paziente respira in modo autonomo; mantiene una vitalità circolatoria, respiratoria e metabolica e un controllo sulle cosiddette funzioni vegetative (esempio temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi , etc..). Nella morte encefalica il soggetto ha perso in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni encefaliche: non ha controllo sulle funzioni vegetative (non c'è controllo sulla temperatura corporea e sulla pressione con sbalzi positivi o negativi rispetto agli standard, la diuresi può raggiungere 10-15 litri in 12 ore, etc.) - vi sono condizioni neurologiche assolutamente diverse: nello stato vegetativo i riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono mantenuti, mentre sono assolutamente assenti nella morte encefalica;
- nello stato vegetativo le funzioni cerebrali mantengono una certa vitalità, mentre nella morte encefalica sono assenti in modo irreversibile;
- dalla dichiarazione di Harvard (1968) i criteri di morte encefalica sono stati ufficialmente definiti sul piano scientifico e riconosciuti dalle legislazioni di tutti i Paesi culturalmente avanzati (Europa, Stati Uniti, Australia, Canada, America Latina, dalla maggioranza dei paesi Asiatici, e da diversi paesi Africani).
- si sottolinea che le nuove tecnologie, rese disponibili negli ultimi 40 anni per la diagnostica delle patologie cerebrali, hanno pienamente confermato i criteri della dichiarazione di Harvard;
- in Italia, la morte encefalica è definita dalla legge 578/1993 e prevede che nessun medico possa, da solo, fare diagnosi di morte cerebrale: la dichiarazione di morte può essere effettuata da una commissione di 3 specialisti solo dopo un periodo di osservazione, mirato ad accertare con esami clinici e strumentali la permanenza delle condizioni di morte, della durata di almeno 6 ore. L'applicazione di questa procedura rende la diagnosi certa.

