Donazione “compensata”: dichiarazione del dott. Alessandro Nanni Costa, Direttore del CNT
Donazione “compensata”: dichiarazione del dott. Alessandro Nanni Costa, Direttore del CNT
15/05/2006
“L’apertura di un mercato di organi controllato e “sicuro”, basato sulla cosiddetta “donazione rimborsata”, rappresenta un’inaccettabile e falsa risposta ad un reale problema assistenziale. Il problema richiede un esame su piani diversi per giungere ad una risposta che consenta di favorire l’accesso dei pazienti alla terapia con trapianto.
Il cosiddetto mercato controllato è basato sulla donazione “spontanea” di un organo non vitale (rene o parte di fegato) da parte di un soggetto che riceve benefici di natura economica in un contesto regolato da autorità sanitarie che assicurano la non trasmissibilità di patologie infettive, la spontaneità dell’atto e la assegnazione dell’organo secondo criteri predefiniti.
La prima valutazione riguarda il piano etico: questo tipo di “donazione” compensata, coinvolge 2 soggetti deboli, cioè il donatore ed il paziente ricevente, che agiscono entrambi in condizioni di necessità per esigenze di carattere economico o di salute. Ma se il paziente ha diritto ad essere curato, il soggetto donatore non ha il diritto di vendere organi solo perché li possiede e non ne ha bisogno, sottoponendosi ad operazioni il cui rischio non è assente. Sul piano generale la società viene ad essere deresponsabilizzata, con la prevedibile diminuzione delle donazioni da donatore deceduto. L’etica del mercato, “rendiamo disponibile tutto ciò che viene richiesto” non è accettabile in sanità come in altri settori.
La seconda considerazione riguarda il livello organizzativo: la rete delle donazioni da cadavere si è sviluppata in Italia come negli altri paesi europei sul concetto di solidarietà gratuita tra individui, come la donazione di sangue o altri meccanismi che non prevedono scambio o mutualità. I risultati determinati dallo sviluppo organizzativo sono positivi: grazie alla donazione altruistica e gratuita da donatore deceduto negli ultimi anni abbiamo ottenuto un incremento del numero e della qualità dei trapianti; le liste di attesa sono stabili; esiste un ampio coinvolgimento di istituzioni, associazioni e cittadini di forte sostegno su queste tematiche.
Nondimeno il problema nei paesi emergenti è assolutamente rilevante; l’esempio è rappresentato dall’IRAN dove oltre 1550 trapianti di rene all’anno vengono effettuati da donatori rimborsati attraverso il controllo di organizzazioni supportate dal Ministero della Sanità. È necessario prendere atto che nei paesi islamici e nei paesi orientali, nonostante sia ammesso dalla religione, l’accertamento di morte cerebrale rappresenta una pratica con scarsa diffusione.
Credo sia necessario affiancare, come già il CNT sta facendo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha iniziato un opera di promozione di una corretta organizzazione e di miglioramento dei sistemi esistenti in questi paesi. Il trapianto sta divenendo una realtà terapeutica ormai diffusa ovunque. È necessario esportare sia il know-how, sia i principi di solidarietà che ne sono il fondamento in Italia e negli altri paesi occidentali. Il CNT assieme alla Organizzazione Mondiale della Sanità ha già iniziato un importante percorso in questa direzione.”
Il cosiddetto mercato controllato è basato sulla donazione “spontanea” di un organo non vitale (rene o parte di fegato) da parte di un soggetto che riceve benefici di natura economica in un contesto regolato da autorità sanitarie che assicurano la non trasmissibilità di patologie infettive, la spontaneità dell’atto e la assegnazione dell’organo secondo criteri predefiniti.
La prima valutazione riguarda il piano etico: questo tipo di “donazione” compensata, coinvolge 2 soggetti deboli, cioè il donatore ed il paziente ricevente, che agiscono entrambi in condizioni di necessità per esigenze di carattere economico o di salute. Ma se il paziente ha diritto ad essere curato, il soggetto donatore non ha il diritto di vendere organi solo perché li possiede e non ne ha bisogno, sottoponendosi ad operazioni il cui rischio non è assente. Sul piano generale la società viene ad essere deresponsabilizzata, con la prevedibile diminuzione delle donazioni da donatore deceduto. L’etica del mercato, “rendiamo disponibile tutto ciò che viene richiesto” non è accettabile in sanità come in altri settori.
La seconda considerazione riguarda il livello organizzativo: la rete delle donazioni da cadavere si è sviluppata in Italia come negli altri paesi europei sul concetto di solidarietà gratuita tra individui, come la donazione di sangue o altri meccanismi che non prevedono scambio o mutualità. I risultati determinati dallo sviluppo organizzativo sono positivi: grazie alla donazione altruistica e gratuita da donatore deceduto negli ultimi anni abbiamo ottenuto un incremento del numero e della qualità dei trapianti; le liste di attesa sono stabili; esiste un ampio coinvolgimento di istituzioni, associazioni e cittadini di forte sostegno su queste tematiche.
Nondimeno il problema nei paesi emergenti è assolutamente rilevante; l’esempio è rappresentato dall’IRAN dove oltre 1550 trapianti di rene all’anno vengono effettuati da donatori rimborsati attraverso il controllo di organizzazioni supportate dal Ministero della Sanità. È necessario prendere atto che nei paesi islamici e nei paesi orientali, nonostante sia ammesso dalla religione, l’accertamento di morte cerebrale rappresenta una pratica con scarsa diffusione.
Credo sia necessario affiancare, come già il CNT sta facendo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha iniziato un opera di promozione di una corretta organizzazione e di miglioramento dei sistemi esistenti in questi paesi. Il trapianto sta divenendo una realtà terapeutica ormai diffusa ovunque. È necessario esportare sia il know-how, sia i principi di solidarietà che ne sono il fondamento in Italia e negli altri paesi occidentali. Il CNT assieme alla Organizzazione Mondiale della Sanità ha già iniziato un importante percorso in questa direzione.”

