Cordone: donazione all’estero non conviene
Cordone: donazione all’estero non conviene
14/03/2006
Sempre più future mamme decidono di conservare il proprio cordone ombelicale all’estero per poterlo poi riutilizzare in caso di necessità terapeutica non tenendo conto che, in caso di bisogno, possono ottenere praticamente lo stesso risultato anche donandolo in Italia.
Da un punto di vista legale la differenza consiste nel fatto che nel nostro Paese non si può “bancare” il cordone per se stessi o per i propri figli, a meno che un fratellino del nascituro non sia già affetto da una malattia curabile solo con le staminali presenti nel cordone stesso, ma viene messo a disposizione dell’intera comunità italiana (donazione allo genica).
Eppure, a livello pratico, anche con la donazione “altruistica” del cordone, qualora si dovesse presentare la necessità di rientrarne in possesso le probabilità di ritrovare il proprio cordone sono circa del 97-98%. Questo avviene perché ovviamente non esiste cordone (come qualsiasi parte del corpo) più compatibile del proprio.
Tuttavia da quasi un anno, il 7 aprile 2005, un’Ordinanza Ministeriale ha stabilito che i cittadini italiani possono esportare il sangue del cordone ombelicale in apposite banche estere per un utilizzo terapeutico personale. Prima dell’autorizzazione all’esportazione, da richiedersi al Ministero della Salute, deve però essere effettuato un percorso di counselling con personale qualificato del Centro Nazionale Trapianti.
Dalla data dell’Ordinanza ad oggi gli interventi di counselling effettuati dal CNT sono stati 170, di cui 86 dall’inizio del 2006. Di questi, 60 hanno proseguito con la richiesta di attestazione dell’avvenuto counselling e solo 33 hanno proseguito l’iter fino alla richiesta di autorizzazione al Ministero della Salute. Il counselling consiste in un colloquio effettuato da personale qualificato con le mamme che intendono esportare il proprio cordone.
Questo importante strumento ha lo scopo di individuare i motivi che spingono i genitori a voler conservare il sangue cordonale per il proprio figlio e, al tempo stesso, informare le coppie sull’utilità della donazione allogenica, quella consentita in Italia. Nella maggior parte dei casi i genitori hanno giustificato la richiesta di “bancaggio” estero del sangue cordonale come “un’assicurazione sulla vita del futuro nascituro” e nel complesso quasi tutti i genitori erano informati dell’Ordinanza Ministeriale, delle procedure da effettuare e la maggior parte di essi aveva già contattato la banca estera.
In Italia esiste una rete di banche del cordone ombelicale le cui finalità sono lo studio, la raccolta e l’impiego di sangue cordonale per i trapianti e la terapia cellulare. La rete italiana, in attesa dell’applicazione della legge sul sangue (L219/2005), funziona in modo coordinato, e comprende tutte le banche che hanno ricevuto il riconoscimento da parte della Regione di appartenenza e che effettuano un percorso di accreditamento certificato a livello internazionale. In Italia sono conservati nelle banche 37.298 unità di cordoni ombelicali.

