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Trapianto innovativo a Bologna, il Cnt: "Apriamo la via a nuove indicazioni terapeutiche"

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Il Centro nazionale trapianti ha autorizzato il primo trapianto eterotopico di fegato parziale da donatore cadavere al mondo. L’intervento innovativo è stato eseguito dal Prof. Matteo Ravaioli e dall’equipe della Chirurgia Generale e Trapianti diretta dal professore Matteo Cescon del Policlinico Sant’Orsola di Bologna; il paziente è oggi in ottime condizioni e i dettagli di questa tecnica chirurgica saranno pubblicati sulla rivista American Journal of Transplantation.

Il caso risale a novembre dello scorso anno, prima che il nostro paese si fermasse a causa dell’emergenza Coronavirus. Il fegato di un donatore deceduto è stato prelevato e, secondo una tecnica ormai consolidata, diviso in due parti, in modo da poter effettuare due trapianti. Questa modalità di prelievo è particolarmente diffusa nella rete trapiantologica italiana e rappresenta un modello di riferimento per altre nazioni, in quanto consente di trapiantare con un unico organo due pazienti, in genere un adulto ed un pediatrico. Nel caso in questione, il fegato del donatore è stato diviso in due parti, e, in assenza di riceventi pediatrici compatibili, la parte più piccola è stata trapiantata nel paziente ricoverato a Bologna che era affetto da un tumore del colon con metastasi epatiche non resecabili. La singolarità dell’intervento sta nel fatto che la porzione di fegato del donatore è stata trapiantata al posto della milza, ed il fegato del paziente è stato mantenuto in sede per un tempo adeguato a consentire la crescita della porzione di fegato trapiantato, fino a garantire un’adeguata funzione dell’organo, quindi il fegato nativo malato è stato rimosso. L’intervento ha avuto successo, ed anche a distanza di 9 mesi dal trapianto, non vi è stata alcuna ripresa di malattia tumorale.

Un intervento così complesso non si sarebbe potuto realizzare senza la competenza dell’equipe chirurgica bolognese e la capacità organizzativa della struttura ospedaliera”, ha dichiarato Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’intervento; “questo caso dimostra la capacità della rete trapiantologica italiana di esplorare strade nuove: in condizioni particolari, il trapianto di fegato può rappresentare un’opportunità di cura per i pazienti affetti da metastasi epatiche da carcinoma del colon. È importante che la rete trapianti definisca con precisione, come sta già facendo, quali siano queste condizioni, attraverso la messa a punto di protocolli scientifici rigorosi, perché queste nuove vie devono essere esplorate senza penalizzare i candidati al trapianto con indicazioni più consolidate. Nel caso in questione, è stata utilizzata una porzione di fegato per la quale non vi erano altri riceventi compatibili. La raccolta e l’analisi dei dati e dei risultati di questi interventi ci farà comprendere - ha continuato Cardillo – la validità di queste nuove indicazioni terapeutiche”.

Con il caso riportato, la trapiantologia riafferma la sua peculiarità, quella di essere una branca della medicina all’avanguardia, in termini di ricerca, organizzazione e cura.“Ancora oggi dobbiamo essere tutti consapevoli del fatto che il trapianto è possibile anche e soprattutto grazie ad un atto di profonda solidarietà, quello dei cittadini che scelgono di donare i propri organi dopo la morte, per permettere al Sistema Sanitario Nazionale di curare le persone che attendono un organo per continuare a vivere”, ha concluso Cardillo.


Data di pubblicazione: 22 luglio 2020 , ultimo aggiornamento 22 luglio 2020


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