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Racconto

Ermanno Manenti, quando la vittoria è per la vita

Come è più dolce e piena la vittoria quando sai di avere combattuto con tutte le tue forze e, contro ogni previsione, raccogli i frutti della tua fatica. Lo sa bene Ermanno Manenti, offlaghese d’origine, manerbiese di residenza. La sua storia non è quella, pur sempre interessante, che potrebbe raccontare un atleta qualsiasi, ma piuttosto quella di un uomo normale che, giocoforza, è stato chiamato a diventare “testimonial della vita".
Ermanno l'agosto scorso in Australia ha infatti conquistato la medaglia d'oro nella 20 km di ciclismo su strada disputatasi sulla Gold Coast. Tuttavia questa vittoria, che deve essere sommata al quinto posto ottenuto nella cronometro individuale, non è la “semplice” vittoria di un atleta ben preparato, perché Ermanno l'ha ottenuta nell'ambito dei World Transplant Games, la competizione mondiale riservata ai trapiantati.
Dopo una giovinezza trascorsa come molti altri ragazzi tra la scuola, la passione per il calcio e la bicicletta e gli amici Ermanno, dopo il servizio militare scopre di avere contratto, non si saprà mai come, una seria forma di epatite. Comunque tutto sembra essere sotto controllo, seguendo le cure e affiancato dal prof. Andri, Ermanno per un bel po' di anni prosegue la sua vita senza particolari difficoltà: il lavoro, la famiglia, lo sport. Nel frattempo però la sua malattia si cronicizza, le sue condizioni peggiorano fino a quando nel 2004 scopre che l'unica soluzione alla patologia che gli viene diagnosticata è il trapianto di fegato. Inizia il calvario delle visite specialistiche sostenute a Pisa e dopo un iter estremamente complesso e doloroso, nel novembre del 2006, il suo nome viene inserito nella lista di chi è in attesa di trapianto. La sua vita, come quelle della moglie Antonella e dei figli Stefano e Michele cambiano radicalmente, anche per il lento ma progressivo peggioramento delle sue condizioni. Tuttavia, la sua voglia di vivere e la capacità di affrontare, per quanto possibile, con ottimismo, questa prova, unite al sostegno della sua famiglia lo aiutano ad arrivare al giorno della tanto attesa telefonata con la quale gli viene confermata la disponibilità di un fegato compatibile.
La notte tra il 3 e il 4 gennaio 2007 all’ospedale di Pisa, Ermanno viene sottoposto al trapianto; l’intervento, eseguito dall’equipe del prof. Filipponi, riesce perfettamente. Per quanto la ripresa e l'adattamento alla montagna di farmaci anti-rigetto siano duri, tanto dal punto di vista fisico quanto psicologico, Ermanno sa che la sua non è sofferenza ma un ritorno alla vita; decide quindi di combattere con il sorriso sulle labbra. Trova la forza necessaria in se stesso, nelle persone che con amore lo accudiscono e negli amici che non gli fanno mancare il loro affetto. I suoi sorrisi sono tutti per loro; la sua riconoscenza è per chi, con la sua morte, gli ha permesso di tornare alla vita.
Così Ermanno supera brillantemente la fase più critica, quella del post trapianto. Mentre si trova ancora a Pisa, grazie ad un giovane amico trapiantato, viene a conoscenza dell’A.N.E.D. l’Associazione Nazionale Emodializzati, che promuove attività sportive e non per trapiantati. Ermanno non perde tempo, si tessera, ma nonostante il desiderio di risalire in sella alla due ruote sia forte, solo nel 2008 inizierà a fare alcune passeggiate. Nella primavera del 2009, sponsorizzato dal gruppo di tifosi della “Vecchia Guardia” di Salò riceve una bicicletta nuova di zecca e inizia gli allenamenti per partecipare al Campionato Italiano organizzato dall'ANED. Nel maggio scorso, in terra novarese, Ermanno conquista il terzo posto sia nella 20 km su strada che nella cronometro individuale. La soddisfazione è tanta ma non è sufficiente a placare il suo entusiasmo e la voglia di dimostrare a tutti che è possibile tornare alla vita e tornarvi meglio di prima. Così, sempre seguito dalla moglie e dall'amico e "manager" ad honorem Cesare, il 20 agosto scorso si imbarca su un volo che da Malpensa lo porta a Singapore e da lì raggiunge Brisbane, in Australia, per partecipare ai World Transplant Games. Per Ermanno Manenti è un trionfo, conquista infatti la medaglia d'oro nella 20 km battendo i 50 partecipanti della sua categoria provenienti da tutto il mondo.
"Una vittoria davvero desiderata e nella quale speravo" - spiega Manenti- "per me è stata una gioia immensa e una doppia vittoria: contro gli avversari, estremamente forti; e contro la malattia".
Una vittoria che Ermanno dedica alla moglie, ai figli, alle persone vicine e, prima di tutto, al donatore del suo nuovo fegato che naturalmente è sconosciuto ma che è sempre con lui.
Parla al plurale Manenti, "noi ci siamo allenati" "... noi abbiamo vinto" e non è una plurale maiestatis quello che usa. "Il risultato agonistico è comunque importante ma ciò che più conta è il messaggio che questa vittoria porta con sé" – conclude Manenti - "È importante credere nel trapianto e riuscire ad affrontarlo con serenità. È l’unica possibilità per tornare alla vita e ad una vita normale fatta di lavoro,affetti, passioni e speranze" .
Ed è la "speranza" la chiave di volta necessaria per affrontare al meglio quella che certo, sotto molteplici aspetti, è un'esperienza drammatica e destabilizzante.
L’obiettivo da raggiungere, in questo caso, è la vita e "il trapianto è vita" e non solo per gli altri, perché domani su quella lista d’attesa potrebbe esserci il nostro nome. Questo non dovremmo scordarcelo mai e soprattutto quando una storia come quella di Ermanno Manenti ci insegna che un nostro gesto di generosità può offrire a qualcun altro un'altra occasione… per la vita.









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